dji_20250928142818_0180_d copia crop.jpeg

Il Coro La Rocca che canta il lago con il suo fascino e i suoi misteri
di Bepi De Marzi, compositore e direttore del coro “I Crodaioli”

 

Dove il Lago Maggiore si restringe nella sua parte più meridionale, quasi a indurre l’acqua a defluire lenta nella suggestiva solennità del Fiume Ticino, la sponda piemontese spinge a levante un breve promontorio sul quale è stata innalzata la Rocca.
Il gruppo di amici che nel 1995 ha dato vita al Coro non poteva dunque non guardare alla nobiltà dell’alta costruzione colorata di sole e di storia. Coro La Rocca, dunque, la Rocca di Arona.
E subito, per le quattro voci miste affidate alla direttrice Mariangela Mascazzini, musicista, c’è stata la ricerca di un repertorio che potesse raccontare il lago, i boschi, le montagne, la fatica di vivere, le piccole felicità, la fede.
Il lago con il suo fascino e i suoi misteri. I boschi di castagni svettanti, di faggi lucenti e innamorati delle stagioni, di eleganti betulle, di abeti sempreverdi, di carpini e noccioli, di pino mugo balsamico. Le montagne che a nord hanno raccolto e conservano le grandi storie, anche drammatiche, non ultime le tragiche vicende della guerra tra fratelli. La vita quotidiana con le sue necessità, le sue ansie, le sue speranze e le sue pensosità al calare del giorno.
Senza dimenticare che un poco più in alto, in una Pieve appena discosta dalla riva, veniva a cercare ispirazione, silenzio e raccoglimento, Alessandro Manzoni. “L’ombra che viene azzurra le colline, giù nella valle si chiudono le rose; chi spegne il giorno conosce bene il sole; chi spegne il giorno conosce i nostri sogni”. È stato facile trovare nei canti di Bepi De Marzi – il grande compositore e poeta vicentino – molti di questi sentimenti.
E lungo gli anni, le immancabili, normali vicende di quasi tutti i cori: i concerti, le rassegne, gli inviti prestigiosi, le festose e generose presenze nella piccola terra di vita, i lunghi viaggi anche all’estero, fino all’affermazione come complesso originale, unico magari, felicemente libero dagli schemi che caratterizzano i grandi filoni dell’ispirazione popolare, della polifonia o del genere sacro.

4.jpeg
egs2010_28386_fotosandon.jpeg

I NOSTRI VALORI

photo-2025-06-02-22-16-12 2.jpeg

I NOSTRI VALORI

I NOSTRI VALORI

2

Copyright 2025 ® Tutti i diritti riservati

Coro La Rocca Arona APS | Sede presso ex scuola, via Soardi, Arona, frazione Dagnente CAP 28041 (No) | mail: info@corolarocca.it

Associazione di Promozione Sociale, iscritta al RUNTS Registro Unico del Terzo Settore, protocollo n. 52484 del 30/12/2024 | C.F. 90007640031

pag.brani.jpeg

Coro La Rocca Arona

4.jpeg

Ascolta e scarica i nostri brani

Tutte le registrazioni presenti in questa raccolta sono state fatte dal vivo, con l’intento di restituire l’atmosfera reale di quegli istanti. 

È possibile che si percepiscano rumori, sbavature, qualche limite tecnico: sono parte del contesto, come il respiro di chi ascolta, un colpo di tosse o il passo di chi si muove. Abbiamo scelto di conservarli, perché contribuiscono a raccontare la verità del nostro amore e della nostra passione per il canto.

 

 

La tenerezza

“Abbiamo fame di tenerezza, in un mondo dove tutto abbonda”

-Alda Merini-

 

 

Pavana di Bepi De Marzi (Dagnente 2022)

A otto voci in doppio coro e nel sentimento popolare si riaccendono gli splendori rinascimentali dei cori veneziani: “Ora canti sola, Pavana, lungo i fiumi e non sento la tua voce, e non trovo le tue mani, Pavana bella, Pavana d’amore…”

 

 

Cerf Volant B. Coulais - C. Barratier (Dagnente 2025)

Dal film Les Choristes. Un aquilone vola alto nell’aria trasportato dal vento, metafora di libertà e inno alla speranza e all'avventura. Un bambino lo segue nei suoi guizzi e sogna. Resta però ben saldo al filo del legame con le proprie origini, e la certezza del ritorno a casa.

 

 

Carezze di Marco Maiero (Dagnente 2022)

Era il tempo in cui il mondo era racchiuso in un campo, nel suo tempo di lunghe stagioni, nella voce di cicale come bordoni insistenti. E tutto bastava: oltre i rami che fermavano il cielo ed il vento non c’era che un nulla a noi indifferente.

 

 

La montagna

“Quando uomini e montagne si incontrano, grandi cose accadono.”

-William Blake-

 

 

A planc cale il soreli arm. di Gianni Malatesta (Dagnente 2025)

Malinconica e dolce villotta friulana che ci conduce nella pace della sera. “Al piano tramonta il sole dietro un alto monte. Una grande pace regna, che tutto sembra un sonno profondo. E le pecore mangiano l’erba che sta là. 

Il tuo pensiero, oh bella, dove sarà?”

Passeremo il Rosa di Bepi De Marzi (Dagnente 2025)

“Con le mani piene di stelle nel passare il Rosa, non ci sarà la luna..” Un canto che è poesia dell’immenso, con i nomi di creste, canaloni, passaggi, di una tra le pareti più aspre, belle e difficili: l'Himalayana Est del Monte Rosa

Solo di Marco Maiero (Besozzo 2023)

Un canto dedicato al grande Walter Bonatti e a tutti quelli che sanno provare rispetto, umiltà e meraviglia salendo in solitudine la maestosità di una vetta.

La Natura

“C’è pace profonda e immensa bellezza nella natura, proprio perché nulla cerca di trasgredire i suoi limiti”

-Rabindranath Tagore-

 

 

Tag net tag di Bepi De Marzi (Belgirate 2018)

Questo canto è un omaggio del Maestro De Marzi all'amico fraterno  Mario Rigoni Stern. I versi sono in Cimbro, antica lingua di origine germanica parlata nell’Altopiano di Asiago.

Tag net tag / au de zunna auch ic och / Ranchebel / pol tong clame molental” 

(“Luce del giorno o no / quando spunta il sole io mi alzo / Vado nel bosco / dove si apre la valle dei mulini”).

Sul volo chiaro di Marco Maiero (Dagnente 2025)

Quando è finita la poesia? Forse quando abbiamo avuto la presunzione di programmare i sogni. La notte soffre per la troppa luce e soffre il silenzio, sempre più irraggiungibile. Eppure quando il buio è prossimo all'alba e il giorno si sveglia tra boschi salutati dal sole, tutto sembra sprofondare in una infinita grandezza che parla solo alla nostra umiltà.

Scapa oseleto di Bepi De Marzi (Fidenza 2018)

Ancora un canto di altissima espressione poetica che denuncia l’inutile crudeltà della caccia.

“Scappa uccellino, ciuffetto, beccuccio dorato, violino di siepe, occhietti che volano, piumetta che canta, scappa! Fringuellino, Peppola, Passerotto, scappa! Sassellino della mamma, che in tutta l’estate ti ha insegnato a cantare, 

a volare, a mangiare fogliette, bacche e vermetti e che adesso vola gridando, piangendo, con il cuore che scoppia: domani mattina vi uccidono. Vi uccidono! Vi uccidono!”

Cercando la pace

“Quando i ricchi fan la guerra, sono i poveri a morire”

-J.P. Sartre-

 

 

Le Roi Renaud elaborazione di Paolo Bon (Dagnente 2022)

Antico canto bretone risalente al XVI° secolo in cui si narra di Re Rinaldo che torna ferito a morte dalla guerra. 

Lo vede la madre dalla torre più alta, che deve rispondere alle domande della sposa che ha appena dato alla luce un piccolo. Scoperta la verità la donna vorrà essere seppellita con il bambino insieme all’amato.

Nikolajewka di Bepi De Marzi (Baveno 2019)

Soltanto la musica, le dinamiche vocali e una parola raccontano l'emozione in questo canto che evoca la tragica ritirata dell'ARMIR dal fronte orientale durante la Seconda Guerra Mondiale. “Nikolajewka”, un urlo straziante di disperazione e di speranza che ci ricorda quanto la guerra sia crudele, brutale e disumana.

KZ di Marco Maiero (Toano 2016)

KZ, acronimo di Konzentrationslager, è il grido disperato verso l'oscuro vortice insondabile del male.  Male che si manifesta nelle più stravaganti architetture della mente e che trova sintesi nel periodico, immancabile inferno del potere impazzito. È accaduto, accade, purtroppo accadrà ogni volta che il potere cercherà di annientare chi non ne condivide il pensiero.

 Pas de vie di Carlo Geminiani e Bepi De Marzi (Fidenza 2018)

“Quando gli uccelli stanno per partire il mio cuore che aspetta la primavera si lamenta, perché le rondini se ne vanno, mio Dio, per non tornare più. Anche i soldati stanno partendo, il mio cuore vorrebbe per loro la vita,

ma si lamenta perché degli uomini se ne vanno, mio Dio, per non tornare più. Le rondini sul mare e i soldati sulla terra, insanguinati di libertà come bianchi fantasmi di ghiaccio”.

Il ricordo

"La memoria è il diario che ciascuno di noi porta sempre con sé"

-Oscar Wilde-

 

 

Ultimi fior di Giorgio Susana da una poesia dialettale di Guido De Carlo (Dagnente 2025)

La vista di un castello porta un passante a immaginare quella che era la vita ai tempi del suo massimo splendore: dame, cavalieri, servi, cavalli, stendardi rossi come il vino sulle tavole imbandite. E c’è il desiderio di restare lì, a sognare e immaginare, ma l'inizio di un nuovo giorno e il tempo scandito dal rintocco di una campana costringono a ritornare alla realtà, con la consapevolezza che anche nel futuro quel castello sarà ancora al suo posto, ad accendere stupori e meraviglie. Dedicato alla Rocca di Arona.

‘Na sera in contrà di Bepi De Marzi (Dagnente 2025)

E’ l’acqua della fontana del paese a raccogliere il grido di un innamorato.  Poi le note dolenti in tonalità minore raccontano la malinconia di un amore impossibile: lei è giovane e lui maritato. Ma di nuovo la malinconia lascia spazio alla speranza: “io sono vecchio ma tu sei giovane e bionda” e l’acqua canta sull’erba del prato.

La casa di Bepi De Marzi (Baveno 2019)

La casa non è solo uno spazio fisico ma l’estensione di sé, il rifugio che custodisce ricordi, affetti e sogni, è un nido che offre riparo regalando benessere e pace… Ma quando il compagno/a di vita va via, allora sembra svuotarsi di ogni significato,  e neppure la tanta gente può riuscire a riportare il sole. 

E canterà di Bepi De Marzi (Dagnente 2022)

In quale spazio dell’infinito Dio terrà le voci dei coristi che quaggiù hanno cantato la serenità e il sentimento dell’amicizia?  Il canto comincia con la melodia di brevi parole che nascondono il dolore.  Poi l’armonia si apre e con le voci che raggiungono le stelle, il ricordo diventa emozione condivisa.

 

La devozione

"Quando il cielo baciò la terra nacque Maria che vuol dire la semplice, la buona, la colma di grazia.  Maria è il respiro dell’anima, è l’ultimo soffio dell’uomo"

-Alda Merini-

 

 

Gerusalemme di Bepi De Marzi (Lugano 2013)

Gerusalemme, città di paura. Cuore inaridito dall’eterna insofferenza. Combattono a mani nude i ragazzi che piangono la libertà. E piange Maria sotto la croce, mentre intorno si fa sera.

Ora nona di Bepi De Marzi (Dagnente 2025)

Come nelle Sacre rappresentazioni Maria, sorretta dalle amiche, percorre le strade della città d’amore mentre il vento muove appena i capelli di Gesù, rimasto sulla croce. Maria, come le Madri che ogni giorno muoiono di dolore sotto le croci di guerre ingiuste.

Verrà mai la pace?

 

Signore delle cime di Bepi De Marzi (Miasino 2022)

Dio del cielo. Le nostre voci a Te, Signore immenso. Per tutti i figli delle cime del mondo. Accoglili nella tua luce divina e lasciali andare per le tue eterne montagne. E Tu, Maria, Signora della Neve, copri con il tuo candido, soffice mantello il nostro amico, il nostro fratello e su nel Paradiso lascialo andare per le Tue montagne.